Frammenti di storia castronovese. La storia di Zio Pasquale Marciello, esempio di castronovese DOC non solo nella sua Castronuovo...

 

Non si vuole eleggere a protagonista nessuno e neanche nominare personaggi ma ascoltare le vicissitudini di persone che hanno avuto, spesso involontariamente, una vita piena di sacrifici ed anche avventurosa, ci sembra doveroso e comunque potrebbe aiutarci a capire e a migliorarci.
Abbiamo fatto una chiacchierata con zio Pasquale Bulfaro (Marciell) ed ora cercheremo di raccontarvi la sua vita.
Nato il 30 marzo 1920 in contrada Marsilio, è tutt’ora attivo e molto lucido e se gli viene richiesto, riesce ancora a conversare tranquillamente e correttamente in inglese e se necessario anche in tedesco.
A vent’anni, nel 1940, sposa Carmela Lauria che gli darà un figlio, Antonio, e dopo essere stata la sua compagna, per più di sessanta’anni, l’abbandonerà per sempre nel 2003.
Dopo aver fatto il pastore e il bracciante, appassionato anche di politica, nel febbraio del 1940 viene chiamato alle armi come artigliere e dopo un breve periodo a Foggia viene mandato in Libia. Come radiotelegrafista, ebbe modo di imparare l’alfabeto Morse, rimase in Libia fino al 1941, dove venne preso prigioniero dagli inglesi e australiani e condotto in Egitto dove rimase per circa due mesi. Qui dovette subire, insieme ai suoi commilitoni, fame, sporcizia, pidocchi e cattive condizioni igienico-sanitarie, mentre gli inglesi preparavano per lui ed altri, i campi di concentramento in India, che in quel periodo era una fiorente colonia inglese.
Caricati sulle navi, dopo circa quindici giorni di navigazione, attraverso il canale di Suez, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, finalmente arrivano in India e precisamente a Bombay. Da Bombay, con un treno militare, venne trasferito a Bangalore. In questa città Pasquale ebbe modo di frequentare per circa due anni, una scuola di lingua inglese con un vero professore, mandato dall’Università di Cambridge che naturalmente non conosceva una sola parola di italiano.
Alla fine del corso scolastico era diventato talmente bravo che gli inglesi gli chiesero di insegnare ad altri soldati la lingua inglese. Anche se spinto dalla situazione e dalla necessità, ormai conosceva meglio l’inglese che l’italiano, imparato tra le campagne di Marsilio. Parlava e soprattutto pensava in inglese. Infatti insegnò fino al 1944 e tutto ciò, oltre a procurargli rispetto, gli permise di ricevere un trattamento privilegiato anche nei confronti di altri prigionieri.
Nel 1944 ci fù l’armistizio e quindi agli italiani, non più in guerra con gli inglesi, fu data la possibilità di lavorare, sempre in India, col giuramento di non compiere atti di sabotaggio.
In questa attesa, relativamente libero, fu insieme ad altri trattenuto nella città di Bhopal.
Dopo alcuni mesi trovò lavoro, come giardiniere e interprete nella città di Agra, città nota per un monumento molto conosciuto, inserito tra le sette meraviglie del mondo, il Taj-Mahal.
Qui rimase fino al 1946 e si fece apprezzare molto per le sue capacità e la generosità verso i piccoli indiani che andavano a mostrargli la pancia vuota.
Ormai è libero e ambientato ma sente però sempre più forte il bisogno di rivedere il suo paese e decide di rientrare in Patria. Dopo circa 15 giorni di navigazione, finalmente tocca le sponde di Napoli nel giugno del 1946.
Tornato in Italia, oltre ad aiutare nella corrispondenza i parenti degli emigrati nelle americhe si è dedicato all’agricoltura fino al 1965, anno in cui lui stesso è dovuto emigrare in Germania. Qui si fece amare da italiani stranieri e tedeschi, i quali, sempre per le sue conoscenze della lingua inglese, se ne servivano per comunicare, tradurre e capirsi sui posti di lavoro. E’ rimasto in Germania per sette anni e per altri due anni è stato in Svizzera e giunto all’età della pensione ritorna in Italia, nella sua Castronuovo.
Nel nostro paese si è impegnato anche nella vita amministrativa ed ha ricoperto spesso la carica di consigliere comunale e anche di Vice Sindaco, negli anni sessanta.
Persona seria, onesta e di alta affidabilità, si dedica tutt’ora alla sua campagna, dove si reca tutti i giorni col suo lambrettino. Interessato e incuriosito per tutto ciò che accade nel mondo, zio Pasquale, alla età di quasi 90 anni, lo si può trovare spesso presso l’edicola, dove si ferma volentieri a chiacchierare con i giovani, in italiano ed anche in inglese, mentre acquista il suo giornale quotidiano.
Bene, senza falsi moralismi, da questa storia ognuno tragga quello che ritiene giusto. Intanto noi gli diciamo Grazie per aver portato con umiltà, fierezza e soprattutto con onore, il nome di Castronuovo in giro per il mondo, fino nella lontanissima India.

Enzo Appella

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