Le “follie barocche” di Salvatore Sava

Le sue sculture in mostra all’ex Monastero degli Olivetani a Lecce

****La ricerca dello scultore salentino Salvatore Sava (è nato nel 1966 a Surbo, Lecce, dove vive e lavora) si sviluppa ormai dal lontano 1983, quando comincia ad imporsi all’attenzione della critica più avveduta con le sue prime mostre personali, in un percorso coerente e rigoroso che si incentra su una libera e fantasiosa aggregazione di materiali di recupero,

soprattutto ferro e pietre, e su una continua messa in discussione degli statuti linguistici della scultura che registrò anche nel nostro paese il transito tra gli anni, anni Cinquanta e Sassanta, anni di forte fermento innovativo. Ripartendo dalle esperienze degli ultimi cicli creativi (tra cui “Magica luna”, nato e sviluppato dalla metà degli anni Novanta in una serie di lavori dedicati ad una sorta di “storia sentimentale delle Lune” e della “Tramontana”, di forte sensibilità “ecologica”), Sava continua nel suo più recente lavoro a coniugare in maniera originale e suggestiva le forme, le metamorfosi e reperti della cultura contadina con una feconda ricerca nella contemporaneità, ispirata da un ricco fervore creativo (che si traduce anche in esiti pittorici), additando di volta in volta nuovi percorsi e giungendo a più articolati approdi.

****In particolare, come egli stesso suggerisce, nell’ultimo decennio, nel suo universo immaginativo, e nel concretarsi delle sue opere, va gradualmente, ma irreversibilmente, sempre più dominando una sorta di decantazione del coinvolgimento emotivo attraverso un fare che non rinuncia ai riferimenti antropologici, ma diventa più libero e sempre più aperto all’analisi dei rapporti tra lo spazio della scultura e quello dell’ambiente con cui crea motivi di “dialogo” e di coinvolgente interazione. A partire proprio dalla serie “Tramontana” (intorno al 1998) si apre per Sava una fase creativa assai fertile, in cui l’attenzione nell’assemblaggio dei materiali è tutta rivolta all’invenzione “puramente” formale; che continua nella produzione più recente, popolata da strutture con aeree ramificazioni, dotate di grande levità e grazia, che sembrano tentare le forme nella ricerca di innumerevoli equilibri possibili. Ottenute usando cemento e pietra e con la saldatura di elementi in ferro, le ultime creazioni si offrono allusivamente ad una lettura che disvela inquietudini e speranze – legate ai problemi dell’ambiente, molto sentiti dall’artista – proprie (purtroppo) del nostro tempo.

****Tappa molto importante del percorso di Sava è la sua mostra “Follie barocche”, appena inaugurata presso l’Ex Monastero degli Olivetani a Lecce, la mostra “Follie Barocche”, che completa il percorso espositivo e didattico del progetto “Sull’arte contemporanea: metodologia e ricerca nei luoghi dell’Università” (13 artisti per 7 mostre, tra personali, interventi installativi o esposizioni collettive tematiche) allestite all’interno dei più affascinanti spazi accademici e organizzate dall'Università del Salento, con il Dipartimento di Beni Culturali e il suo laboratorio didattico di Storia dell’arte contemporanea TASC (Territorio, Arti Visive e Storia dell’Arte Contemporanea). L’ideazione e il coordinamento del progetto è di Letizia Gaeta, delegata del Rettore alla Conoscenza, e la cura scientifica è invece affidata a Massimo Guastella, docente di Storia dell’arte contemporanea.

 

 

****Con forti motivazioni sul piano dell’impegno civile e culturale, Sava incentra il suo lavoro nella considerazione di una bellezza della natura insidiata ed offesa da una indifferenza estremamente e sempre più diffusa nella società contemporanea, che invece ne causa il degrado e l’abbandono. In un intreccio inestricabile, nell’animo e nella ricerca artistica dello scultore salentino, tra urgenza “estetica” e passione “etica”, la sua attenzione al paesaggio meraviglioso della sua terra, come scrive Guastella, “si traduce in una sorta di primitivo animismo lo porta ad assegnare a immagini simboliche la messa in scena della natura: alberi, frutti, fiori, costituiti da materiali eterocliti, pietre locali, legno, tela, tondini di ferro, ovatta, polistirolo, colorati sovente di giallo fluorescente, per distinguere l’artificio dal  modello originale, per marcare segni e forme con la cromia del momento”. Con il suo suggestivo intervento scultoreo e installativo in una delle perle del barocco leccese, Sava esalta la maestosità dell’edificio con le sue “provocazioni”, tanto più quanto possano apparire dirompenti, ponendosi anche come momento di denuncia di interventi di restauro non sempre adeguati; come a dire (e denunciare accoratamente) che il Barocco muore con un inesorabile processo di degrado, magari appena percettibile, vittima di quelli che l’artista definisce “lifting eurosiliconici”, indicando quei diffusi interventi di restauro che non sempre tengono conto del necessario rispetto dei materiali.


MICHELE DE LUCA

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