Un “genere” che attraversa l’arte fin dalla preistoria

Dietro i ritratti ci sono persone

Fino al 31 marzo una interessante mostra
alla Pinacoteca Provinciale di Bari

****“Farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile”, annotava Leonardo da Vinci; quattro secoli dopo, Van Gogh scriveva in una lettera al fratello Theo:Vorrei fare il ritratto di un amico artista. Quest’uomo sarà biondo. Vorrei mettere nel quadro la mia stima, l’amore che ho per lui. Anzitutto lo dipingerò tale e quale con la maggiore fedeltà possibile.

Ma il quadro non sarà finito così. Per finirlo divento adesso un colorista arbitrario. Esagero il biondo della capigliatura, arrivo ai toni aranciati, al cromo, al giallo limone pallido. Dietro la sua testa, invece di dipingere il muro banale di un appartamento meschino, faccio un semplice fondo del blu più intenso che posso trovare e con questo semplice accorgimento la testa bionda rischiarata sul fondo blu raggiunge un effetto misterioso come una stella nel profondo azzurro”.Il ritratto è certamente uno dei più antichi generi pittorici che la storia dell’arte ci abbia tramandato, a testimoniare che da sempre (fin dalla preistoria) l’uomo è animato da un profondo, fondamentale desiderio; quello cioè di affidare la propria o l’altrui immagine ad un dipinto, ad un’incisione, ad un disegno, ad una scultura e, dall’invenzione di Daguerre nel 1839, ad una fotografia; l’immagine, cioè, di una persona che sfidi l’inesorabile trascorrere del tempo e che gli sopravviva al cessare della sua vita. Ma in realtà il ritratto, come si evince dalle intuizioni dei due grandissimi artisti sopra menzionati, oltre ad essere un “genere” classico dell’arte, è, o vuole essere, una rappresentazione della percezione che gli artisti di ogni epoca ebbero di sé e dell’uomo più in generale, ciascuno secondo il proprio tempo, la propria cultura e la propria storia.

****Sono considerazioni che introducono alla visita della bella mostra “Persone.

Ritratti di uomini, donne, bambini (1850-1950) da collezioni pubbliche e private pugliesi”, curata, insieme al catalogo (pubblicato da Mario Adda Editore) da Clara Gelao e allestita fino al 31 marzo alla Pinacoteca Provinciale “Corrado Giaquinto” di Bari, con l’intento di proporre al grande pubblico una approfondita lettura del genere “ritratto” attraverso l’esposizione di circa cento opere (pittoriche, scultoree, grafiche), datate o databili tra il 1850 (con poche eccezioni di epoca precedente) e il 1950, scelte tra quelle conservate nella stessa Pinacoteca barese e nei più importanti musei e in alcune collezioni private pugliesi. Il taglio “territoriale” perseguito – come ci dice la curatrice - se privilegia alcuni dei più noti artisti della terra di Puglia (da De Napoli a Netti a De Nittis, da Toma a Barbieri, da Cifariello a Martinez, sino a Speranza, Martinelli, Cavalli), si apre ovviamente ad accogliere, per un affascinante e intrigante confronto, anche interessanti opere “extraregionali” (Michele Cammarano, Enrico Fiore, Giuseppe De Sanctis, Enrico Lionne ed altri napoletani, Silvestro Lega, opere di Romolo Pergola, Annibale Belli, Carlo Levi; bellissimo e intenso è il suo ritratto di Vittore Fiore) o addirittura di valenza internazionale (un inedito, finissimo “Ritratto di signora”del cileno, naturalizzato francese, Santiago Arcos y Megalde, morto nel secondo decennio del Novecento, uno straordinario “Ritratto”di John Singer Sargent), vere e proprie scoperte che non potranno che dare sostanza e valore scientifico a questa iniziativa espositiva. Pur basata su criteri “di genere” e iconografici, la mostra si propone di approfondire i significati sociali del ritratto (e dell’autoritratto) e le sue diverse tipologie, organizzando il materialeespositivo in ordine cronologico, seguendo una linea evolutiva che vede in alcuni casi l’artista abbandonare la rappresentazione naturalistica a favore di una rappresentazione fortemente soggettiva ed emotiva. Completano il percorso alcuni stralci e frammenti tratti da opere di scrittori dell’Otto e Novecento, veri e propri “ritratti” letterari, che dialogano con effetti sorprendenti con le opere esposte, mostrando le sintonie o le variazioni che si stabiliscono tra i due diversi “linguaggi”: tra questi, Verga, Manzoni, Auden, Tolstoj, Neruda, Leopardi, Rilke, e tanti altri.

****Trattandosi di oltre settanta artisti è veramente arduo, se non averne citato imperdonabilmente soltanto alcuni, parlare di ciascuno di essi, come invece meriterebbe, dato l’ampio scenario che la mostra offre, innanzitutto, della pittura pugliese, facendo riemergere per il pubblico di oggi tanti nomi dimenticati o poco noti, da cui so evince una grande vitalità creativa lungo il secolo che va dalla metà dell’Ottocento ai primi cinque decenni del secolo scorso, di gran livello, al passo con l’arte italiana e internazionale. Per l’approfondimento di ciascuno di essi si rinvia alla preziosa opera di schedatura, quanto mai puntuale ed esaustiva, del catalogo; oltre ai densi saggi introduttivi. Tenendo comunque presente il “filo conduttore” che è alla base delle scelte operate dalla curatrice, che avverte: “L’obiettivo posto alla base della ricerca è stato quello di svelare, oltre l’immagine, la persona reale: non cioè, semplicemente, quella rappresentazione – che chiamiamo figura – ottenuta dall’accostamento più o meno riuscito di colori o dalla modellazione più o meno felice di marmo, creta, gesso, bronzo, ma l’essere umano con la sua storia”.

****In conclusione è bene segnalare, anche per aggiungere ulteriore interesse e curiosità intorno alla mostra, due vere “chicche”. Innanzitutto l’evento espositivo ci fa scoprire che è Vernon Lee (pseudonimo maschile di Violet Paget), la nota scrittrice nata a Château St. Leonard, presso Boulogne-sur-mer, nel 1856 da genitori espatriati dall’Inghilterra, la protagonista di un importante, pressoché inedito ritratto (già noto come “Ritratto di signora americana”) di John Singer Sargentconservato presso la Pinacoteca di Bari, dove è entrato grazie ad un acquisto effettuato nel 1946. Inoltre, c’è da ammirare un inedito di Silvestro Lega, firmato sul retro, raffigurante un giovane uomo dal volto serio e malinconico; il ritratto è importante perché apporta un notevole contributo di conoscenza alla prima stagione artistica del grande pittore macchiaiolo di Modigliana e può essere collocato tra il 1850 e il 1860.

MICHELE DE LUCA

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