L’artista campano Francesco Siani alla Galleria Sartori di Mantova

*****Dal 7 marzo, la Galleria Arianna Sartori di Mantova, nella sede di via Ippolito Nievo 10, ospita una mostra personale dello scultore toscano Francesco Siani. Intitolata “Dialogo tra materia e pensiero”, l’esposizione vedrà esposte le ultime sculture della serie “Cuori” eseguite espressamente per l’occasione.

Oltre che artista eclettico, Siani è anche poeta e, in concomitanza con l’evento espositivo pubblica, a cura di Arianna Sartori, una sua raccolta di versi, di forte lirismo, la cui ispirazione affonda le proprie radici nella memoria dell’infanzia trascorsa nel salernitano (per mano mi portavi / alla semina / del tempo / dall'arata terra / impastavo il gioco / dell'infanzia / all'ombra dell'ulivo / intrecciavo la fantasia / e il sole cocente / imbruniva il grano / della speranza / e le nostre mani / ancora insieme) e nell’assorta “visione” dei paesaggi toscani che circondano Carrara, la città dove vive e lavora (un filo d'argento / scorre e rasenta / i colori lacerati / delle case / nel cielo aperto / i monti sono sagome / taglienti / di bianche cattedrali / dentro la risacca / delle parole / si strapazza / la voce / del cavatore / nel suono sordo / della tuba / germoglia / il destino / della speranza / e il sole / non tramonta mai).

*****Siani  è nato a Bellosguardo in provincia di Salerno, all’interno dello splendido Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, nel 1955. Completati gli studi secondari si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Carrara, dove nel 1985 si diploma in scultura. La sua prima esposizione personale è del 1977, a cui hanno fatto seguito numerose mostre, e le sue opere sono conservate in prestigiose collezioni in Italia e all’estero. Di lui si sono occupati numerosi critici e storici dell’arte, tra cui Nicola Micieli, Romano Bavastro, Maurizio Sciaccaluga, Giorgio di Genova, Guglielmo Gigliotti, Floriano de Santi. Il testo di presentazione della mostra è stato redatto da Giuliano Serafini, il quale sottolinea l’idea portante della ricerca di Siani, tesa a privilegiare il momento creativo, il “fare arte”, rispetto al “prodotto” finito del suo lavoro, in cui si assiste ad una contaminazione dei generi classici dell’arte (in particolare della scultura e della pittura) in cui la sperimentazione tecnica si innerva con i meandri insondabili della fantasia; sempre tra viaggio interiore e ironia, tra divertissement e rigore estetico.

*****Ha scritto Serafini, che da sempre segue il lavoro dell’artista cilentano: “Singolare personalità d'artista, Francesco Siani, l’incipit è doveroso quando si tenga conto che a dispetto di ogni logica operativa, lo scultore di Avenza sembra aver costruito fino ad oggi quella che si potrebbe chiamare la sua disidentità una sorta di gioco al massacro della coscienza che poi è la condizione dello stile, momento bramato e allo stesso tempo temuto da ogni artista, e che lo rende riconoscibile tra tutti. Siani lavora insomma contro ogni progetto di eternamento della creazione, dimostrando che a contare non è il momento finale, ma l’atto in se, l’avventura sempre rinnovata dell’opera, quasi fosse diventata per lui un bersaglio mobile, un traguardo che non si raggiunge (e forse è meglio così). Dunque, di fronte al postulato dell'opera per sempre, Siani ipotizza l’attimo fuggente, il rischio dell’innamoramento, dell’abbandono e della ripresa; osa divertirsi, e questo è di certo il suo più considerevole atout, facendo arte. E indubbiamente c’è del bricoleur in questo artista che usa la storia dell’arte del novecento e le avanguardie storiche come palestra per esercitare, tra citazione e variazione sul tema, il suo robusto talento. L'impatto con il lavoro di Siani è di conseguenza una rivoluzione di manualità... In altre parole Siani mette in scena, liquidandolo, tutto un repertorio iconografico fortemente caratterizzato nei suoi segni, sapendo, da abitatore dell’era postmoderna, di poterselo permettere, avendo capito cioè che l’unico modo di celebrarne l’anacronismo, è usare la chiave dell’ironia.

Mi sembra importante evidenziare questo aspetto del lavoro di Siani e individuare la distanza presa rispetto a quel referente culturale storico, per poi intendere come un intervento tutto sommato destruens quando il modello assunto evoca a torto o a ragione, una fiducia illimitata nel progresso, nella razionalità, nell’attesa di un mondo prossimo venturo di meraviglie fantascientifiche. Dicevo della morfologia composta di questi lavori, che peraltro non sono riferibili ai modi canonici della scultura perché risolti con materiali che incorporano in se sempre un colore, quando addirittura non vengono dipinti, istoriati, tatuati. Siani procede, o comunque induce a pensarlo, a una opposizione progressiva di moduli strutturali che non mostrano tra loro affinità formali, né compatibilità plastica, né tantomeno presuppongono un qualche disegno preordinato”.

MICHELE DE LUCA

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