Fino al 1° ottobre una grande antologica
alla CAMeC di La Spezia

****Nato a Pergola (Pesaro) nel 1928, Walter Valentini si forma a Roma, allievo di Consagra, Turcato e Cagli, e Milano, dove ha come maestri tre protagonisti del Razionalismo astratto, Luigi Veronesi, Max Huber e Albe Steiner. Ad Urbino frequenta la Scuola del Libro e si specializza in litografia con Carlo Ceci.

Si stabilisce a Milano nel 1955, dove la prima grande mostra si tiene nel 1974 alla Galleria Vinciana, presentata in catalogo da Guido Ballo. Nel capoluogo meneghino ha svolto anche un’intensa attività didattica, insegnando arte dell’incisione alla Nuova Accadmia di Belle Arti, di cui è stato anche direttore dal 1983 al 1985. Particolare rilievo hanno le mostre dedicate alla grafica: l’esordio a Venezia nel 1955 (Iª Biennale dell’Incisione Italiana Contemporanea). Le sue opere sino caratterizzate da un preciso senso della geometria, delle proporzioni e del ritmo; ma egli si è detto fermamente convinto che "anche con la geometria si può fare della poesia". 

****L’immaginario geometrico di Valentini risente delle influenze delle avanguardie russe del Novecento (il Costruttivismo) e, marginalmente, delle architetture dipinte da de Chirico nel periodo metafisico, ma si fonda soprattutto sul senso di armonia e di proporzione indagato da artisti come Leon Battista Alberti, Piero della Francesca e Luca Pacioli), che orienterà tutta la ricerca di Valentini sullo spazio, le forme e il loro equilibrio, anche se egli più che accettarlo supinamente, lo porrà in discussione. Anche l'astronomia e la cosmografia saranno per Valentini importanti fonti di ispirazione; il suo approccio all’architettura e alle meccaniche celesti è matematico e rigoroso, ma non privo di una sua poesia. Schivo e lontano da scuole, correnti e gruppi artistici, Valentini ha sempre dichiarato la sua ammirazione per i lavori di Paul Klee, Fausto Melotti e del conterraneo Osvaldo Licinii, coltivando in particolar modo l’amicizia di artisti come Luigi Veronesi, Emilio Scanavino e Hans Richter; egli porta nella visione del cielo lo sguardo originario delle Marche, dell’infinito leopardiano; esplora la finitezza dell’esistenza con una modernità di strumentazioni tecniche ed espressive. Il suo viaggio ha una circolarità nei colori, dal bianco al nero, dal giorno alla notte, con lontananza d’azzurro e assenze del grigio. Suo è il colore oro, che sta a indicare con le sue parole "il colore della mente e dell’anima".

****"L’artista pesarese"  – ebbe a scrivere Enzo di Martino in occasione dell’assegnazione dello storico Premio "Di Forni" all’artista pesarese  – "è un architetto di spazi mentali e di città fantastiche che esercitano perciò, sui riguardanti, il fascino dell’immaginario matematico e della pura astrazione, in una parola dell’attrazione dell’utopia"; che si manifesta "fin dall’aspetto processuale della sua opera incisa che, dalle rigorose scansioni delle campiture di acquatinta è giunta a far diventare la stessa carta elemento strutturale delle immagini. Valentini pare cioè annullare il passaggio che va dall’incisione della lastra all’impronta sulla carta e sembra che il gesto incisorio sia effettuato direttamente sulla stessa carta. Ciò avviene in una strategia espressiva che considera la luce e la materia gli elementi per mezzo dei quali i segni e le tracce prendono consistenza e diventano un evento visivo autosufficiente e clamoroso". Lo spazio nell’opera di Valentini è in effetti una "armoniosa struttura artificiale" e la sua lacerazione successiva ha perciò il significato di mettere in crisi le regole della classicità.

****Ora La Spezia rende omaggio a Valentini con una grande mostra antologica curata da Marzia Ratti e allestita nei luminosi ambienti del CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea (catalogo Silvana Editoriale). È un’occasione davvero speciale per ripercorrere gli oltre quarant’anni di intensa attività artistica dell’autore marchigiano, cresciuto nell’aura e nella cultura urbinate e poi trasferitosi definitivamente a Milano, dove ha sviluppato appieno il suo impareggiabile, multiforme, talento artistico. Se è a Urbino, alla storica Scuola del Libro, che Valentini riceve l’imprinting classico e la "misura" rinascimentale, è invece a Milano che si forma la sua cultura astratto-concreta, il suo specifico interesse per le superfici come evento pittorico dotato di senso autonomo e pregnante. Valentini nel panorama italiano è di sicuro un caso a sé stante per l’originalità e la coerenza del linguaggio e per le sapienze artigianali che supportano le idee inventive.

MICHELE DE LUCA

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