Egregio Presidente Sergio Mattarella, penso nella mia infinita modestia che Lei non verrà mai a conoscenza della presente; ciò nonostante vorrei farLe presente alcune situazioni imbarazzanti che riguardano i presidi delle guardie mediche.

L’occasione mi si presenta dopo l’ennesimo episodio, questo accaduto nel catanese, di violenza nei confronti delle stesse.

In Basilicata, da alcuni mesi a questa parte, le guardie mediche sono state private, eufemisticamente parlando, di indennità che riguardavano il rischio per il lavoro notturno, la disponibilità per la popolazione pediatrica e quella dell’usura dell’auto.

Le affermazioni apparentemente rassicuranti del nostro Governatore, Marcello Pittella, che parla di atto dovuto in seguito a rilievi della Corte dei Conti su un presunto danno erariale contrastano, non poco, con la decurtazione di circa  un terzo dello stipendio dei medici dei presidi, rendendo carta straccia l’ultimo contratto nazionale del 2008. Sic stantibus rebus le guardie mediche, senza alcuna protezione, che sia di ordine militare e politico-istituzionale, continuano a garantire un valoroso servizio ad una Regione che troppe volte e spesso sta giocando sulla pelle dei cittadini presentando sempre la Sanità lucana virtuosa nella gestione delle risorse economiche.

Venga Signor Presidente Mattarella a farsi un giro di cordialità, e non di circostanza accidentale, tra i presidi delle guardie mediche e noterà che il lavoro è frutto solamente di un senso elevato di deontologia professionale. Nessun dottore, anche se è nei suoi diritti, richiede l’ausilio delle forze armate e l’uso delle auto del datore di lavoro, in questo caso le ASP; chiedono soltanto rispetto per la loro dignità e che venga garantito quanto stabilisce il contratto succitato.  

Termino attendendo risposte, cortesemente non diplomatiche, ed invitando Lei, come Garante dei diritti degli italiani, a fare in modo che le Sedi opportune volgano più attenzione alle guardie mediche. Grazie!

Mario Di Sario

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