L’onorevole non partecipazione ai prossimi Mondiali di calcio del 2018 ad opera degli insuperabili giocatori vichinghi svedesi mi invita a delle considerazioni (extra) calcistiche. Innanzitutto voglio, a nome del popolo italiano, omaggiare la nostra Nazionale, calciatori e dirigenti, per tutto l’impegno profuso al fine dell’eliminazione da parte della compagine operaia nordica: non era un’impresa facile ed occorre ammetterlo!

Grazie Azzurri, poiché la vostra prestazione rispecchia il nostro ruolo politico internazionale: indecifrabile!

Grazie Azzurri, poiché il vostro gioco (forse non-gioco) ha catturato le nostre considerazioni, che si protrarranno per oltre quattro anni fino a Qatar 2022!

Grazie Azzurri, poiché il non disdicevole 0-0 distoglie le nostre menti da altre problematiche che attanagliano il nostro Paese!

Parlare dell’Italia calcistica riesce, come per magia, a nascondere  problemi sociali e politici, che vi sono e voilà non vi sono, che ricadono sui cittadini. Parlare di calcio, inteso come Nazionale, è non parlare di disoccupazione giovanile e non, della mèta irraggiungibile della pensione, della delinquenza, della droga e pasticche sempre più dilaganti, dei migranti, delle problematiche riguardanti le scuole e così discorrendo.

Nelle sedi istituzionali, Parlamento in primis, altro non si fa che dibattere e pretendere le dimissioni dei vertici del calcio italiano e soltanto in seguito prendere in esame i problemi virtuali non legati al calcio. In Italia funziona così: un problema va affrontato quando se ne parla, altrimenti non ha motivo di esistere; e qual è l’unico modo per non risolverlo? Semplicemente oziare su di un memorabile 0-0 consumato in quel di San Siro!

Mario Di Sario

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