Il conflitto nella tavole del grande illustratore della “Domenica del Corriere” Alla Casa Museo Sartori di Castel d’Ario (Mn) una importante mostra storica

****“Io, in tutta la mia breve esistenza non mi sono mai mosso da Milano che pochissime volte. Sembrerà strano, ma è così. L’uomo che ho disegnato con scrupolosa esattezza, i paesi più lontani e le vicende più singolari, le strade di Tokio e le desolate distese di ghiaccio, le foreste brasiliane e le cascate del Niagara, è, suo malgrado, il più sedentario cittadino milanese. Fu soltanto durante la guerra che mi recai parecchie volte sul fronte per ritrarre sul luogo alcuni episodi. Andai davvero in trincea e furono le uniche tavole che mi riuscì, nella mia lunga

carriera, di disegnare dal vero. Disgraziato me se avessi dovuto assistere a tutti i fattacci, le sciagure, i massacri che ho raffigurato. Sarei finito, probabilmente, e da un pezzo, al manicomio”.

****Sono parole di Achille Beltrame (Arzignano, Vicenza, 1871 – Milano 1945), che così sintetizza in poche parole in una sua breve autobiografia artistica il suo lavoro di illustratore, che ha svolto, per quasi mezzo secolo, per le famose copertine dalla “Domenica del Corriere” (supplemento settimanale del “Corriere della sera”), producendo ben 4.662 tavole: “un destino – ha scritto Michele Giordano nel libro “La stampa illustrata italiana dalle origini alla Grande Guerra 1834 – 1915”, edito da Guanda nel 1983 – così singolare non toccò a nessuno dei suoi colleghi illustratori, sebbene ce ne fossero di altrettanto valenti e versati anche in altri campo, come per esempio Eduardo Ximenes, e il fratello Ettore, scultore di grido, ma anche apprezzato illustratore”. “Attraverso le immagini da lui create – ha scritto Dino Buzzati - i grandi e più singolari avvenimenti del mondo sono arrivati pur nelle sperdute case di campagna, in cima alle solitarie valli, nelle case umili, procurando una valanga di notizie e conoscenze a intere generazioni di italiani che altrimenti è probabile non ne avrebbero saputo nulla o quasi. Un maestro dell'arte grafica, quindi, ma anche un formidabile maestro di giornalismo”. Le sue tavole a colori, quando ancora non c’era la tv e la stampa illustrata con le fotografie era solo per un pubblico d’élite e ancora pochissimo diffuse (ciò avverrà a partire dagli anni ’40) divennero il marchio distintivo del supplemento domenicale del “Corriere”: nelle sue copertine è riassunta in pratica tutta la storia del costume e della società italiana della prima metà del XX secolo. Fatti di cronaca, sportivi, di costume venivano riassunti con maestria dall'illustratore arzignanese, che riusciva a renderli vivi e attuali agli occhi di una popolazione non ancora del tutto uscita dall’analfabetismo. 

****Celebri, in particolare, furono le sue illustrazioni degli avvenimenti bellici della Grande Guerra, l’unico, tragico, evento da lui vissuto di persona e “ritratto” dal vero, in numerose tavole. Cento delle quali, riguardanti il 1917 – ad un secolo cioè di distanza – vengono ora riproposte in una interessante mostra storica organizzata dalla Casa Museo Sartori, che ha sede a Castel d’Ario in provincia di Mantova,  e curata da Maria Gabriella Savoia, grazie ai patrocini del Comune, dall’Ecomuseo della risaia, dei fiumi, del paesaggio rurale mantovano e dalla Pro Loco; titolo della mostra, “1917 la Grande Guerra. Cento immagini di Achille Beltrame”. “L’obiettivo che la mostra propone – ci dice la curatrice - è far conoscere alle giovani generazioni e a tutti quelli che la visiteranno, insieme al senso tragico di quello definito come uno dei peggiori conflitti Europei, la storia e con essa il valore dei nostri combattenti, il ricordo dei nostri “nonni” che l’hanno combattuta per liberare le terre italiane ancora occupate dall’Impero austro-ungarico, e quindi completare quell’Unità d’Italia iniziata con le guerre risorgimentali. Achille Beltrame grazie al suo grande talento artistico ha realizzato le 100 tavole esposte. Tra queste il visitatore potrà osservarne una di interesse mantovano, che raffigura ‘La figlia dell’eroe’, Silvia Garau di due anni e mezzo in piazza Sordello a Mantova, che riceve la medaglia d’argento assegnata alla memoria del padre, mentre grida spontaneamente ‘Viva l’Italia! Viva il Re’, alle sue spalle sono raffigurati Palazzo Ducale ed il Monumento ai Martiri di Belfiore. (La bambina proveniente da Cagliari, ricevette dalle mani del Generale Bompiani, la medaglia d’argento assegnata alla memoria del padre, sottotenente rag. Alberto della Brigata Sassari, caduto in un combattimento dell’anno precedente)”.

****Achille Beltrame, valente pittore e disegnatore, formatosi all’Accademia di Brera, iniziava l’attività di illustratore nel 1896, collaborando con suoi disegni alla rivista “Illustrazione Italiana” fino al 1898, quando veniva chiamato dal coetaneo Luigi Albertini e da Eugenio Torelli Violler come illustratore della “Domenica del Corriere”. Il primo numero, uscito l’8 gennaio 1899, riportava la tavola di Beltrame: “Bufera di neve nel Montenegro: trecento soldati bloccati”. Con l’entrata in guerra, nel 1915, dell’Italia, Luigi Albertini, il geniale direttore del “Corriere della Sera”, uno dei principali fautori dell’Interventismo, decideva che bisognava cambiare il taglio delle illustrazioni: comunicare i fatti della guerra era importante quanto combatterla e, quindi, le copertine illustrate della “Domenica” non dovevano angosciare e allarmare il lettore ma avvicinarlo alla guerra, considerata come un fatto ineluttabile.

****I suoi disegni, ci dice ancora Maria Gabriella Savoia, “colpivano l’immaginazione dei lettori e grazie alla sua ispirazione viva e feconda, con buon gusto ed un grande equilibrio nella descrizione di fatti tragici e brutali, riusciva ad acquistare meritatamente fama internazionale. Nelle sue tavole, i simboli della patria cari alle allegorie risorgimentali scompaiono per lasciare il posto alla massa dei combattenti: la “patria” sono i fanti lanciati all’assalto delle trincee, gli alpini che presidiano le montagne, i bersaglieri a passo di corsa”. Le copertine della “Domenica” affrontarono la mobilitazione bellica restando fedeli a quella che fin dall’inizio era stata la loro “cifra” originale: rinunciando cioè alla varietà degli argomenti, ma non rinunciando a guardare quell’unico argomento che impegnarono l’illustratore vicentino per cinque anni, con lo sguardo avventuroso di sempre.

MICHELE DE LUCA

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